Spicuny


Picture 029.jpg

Friday, June 19, 2009

Riceviamo questa e.mail la pubblichiamo interamente, in sintesi il sig.Joe Calabro, chiede chi erano Carmine Ruffa ( suo nonno) e i suoi zii Antonio Pellegrino,Antonio Belvedere , in pratica 
vuole sapere d ei suoi parenti che vivevano a Pallagorio, lui il 28 Luglio sta organizzando un viaggio in Italia e Roma precisamente, e spera di sapere se ci sono parenti in vita cosi verra'
anche a Pallagorio a trovarli, lui e' in possesso di molte fotografie bianco e nero, se qualcuno di voi sa chi sono i suoi parenti, si faccia vanti che passseremo
l'informazione alla sua e.mail. Eugenio Perri.
 
Hello Eugenio, 


I have an address for Uncle Tommaso Ruffa's house.  It's on Via Vittorio Emanuele,
159.  He was married to Ausilio Adelina.  She died in 1960 in Pallagorio. 



Uncle Tom came to America to work in Washington, Pennsylvania and lived in my Grandfather
Carmine Ruffa's house when I was growing up.  His wife never came to America.  



Uncle Tom went back to Pallagorio after his wife died and died there.  His brother,
Guiseppe, my Uncle Joe, also went back to Pallagorio and died there.  The half-brother from
Pallagorio was Antonio Pellegrino.  (I have found some documents with the names on them.) 
They had a cousin, Anthony Belvedere, who we called Uncle Tony.  He came to Pennsylvania
and lived in my Grandfather's house, too.  



When I was growing up, all of the uncles lived with us in my Grandfather's house.  



I know Uncle Tom's daughter was Carmela Ruffa.  Her married name is either Araca or
Araco.   Her 3 boys are Dominick (called Toto), Peppino, and Coratho. 



My wife and I are planning to visit Italy on July 28.  Two of our three children will be
coming with us.  They are 21 and 27.  We will be staying in Rome for several days and
haven't booked anything for the rest of our trip. 



This is my first trip to Italy.  I have thought about visiting Pallagorio to see where my
family came from.  I have a lot of black and white photos from Pallagorio.  If any of my
relatives still live there, it would be nice to meet them. 



Thank you for your help.  I look forward to hearing from you soon! 



Sincerely, 

Joe Calabro 






Wednesday, June 03, 2009

Se qualcuno potesse darmi mille lire al giorno......... era la rima di una vecchia canzone, ne prendo atto testualmente e da oggi iniziero' ad esplorare questi spicuny, che poi "angoli" veri e proprio non sono, sarebbe meglio dire che piu' che angoli traduzione letterale della lingua locale, trattasi di incrocio di due strade. Allora perche' diciamo spicuny, perche' essendo un' incrocio di stradine locali, per evitare di bloccarne il transito pedoni o traffico, chi vi sosta o meglio chi incontra gli amici si mette al lato della strada ed esattamente in prossimita' dell"Angolo" sia per avere un' ottima visione, e sia per essere visto dagli altri. Lasciando la foto attuale cioe' della ex Banca, questo "spicuno" ne ha visto di belle e di brutte. Prima che venisse la banca era il posto dove una volta gli studenti che andavano a Crotone si ragruppavano in attesa dell'autobus, e qui ci vorrebe un romanzo per descrivere le belle, ai miei tempi, parlo del 1978, io ero uno degli ultimi ad arrivare alla fermata, qualche mattina in cui ero in anticipo, i primi in arrivo, erano Alberino che ora e negli Stati Uniti, e specialmente il lunedi, faceva il 90 minuto dei dettagli sportivi. Michele Giudicissi, con un passo da bersagliere, era famoso il suo panino alla salsiccia nella salita della Gardea. Insomma non vorrei annoiarvi ma oltre gli studenti, era lo spicuno ( lo spigolo) che dava riparo ai notturnisti quando pioveva. Le brutte, ricordo che il proprietario dell'immobile ndiam " Aristide", in estate usciva fuori dal balcone e  si lamentava del mormorio di chi stava oltre le due a parlare sotto il suo edificio. Naturalmente ognuno di voi avra' qualcosa che lo lega a questo o quel spicuno, se vi ricordate qualche fatterello che potrebbe rinsaldare la nostra memoria, allora inviate il tutto a questo indirizzo che oltre il vostro racconto, provvedero' di persona a fotografare il vostro angolo o incrocio, intanto mentre vi lascio la e.mail aggiungi questo fatto e spicuno , io preparo la mia camera in cerca dei spicuny storici. Eugenio


Tuesday, May 19, 2009

La foto che pubblichiamo riguarda i locali della ex banca, ora accquistata dal gioiellere Lapietra che la sta modificando l'uso in negozio di esposizione, complimenti a Pepe, che fa parte di quelli che vanno avanti anche in tempo di recessione. Appena l'ho incontro metteremo una sua intervista. E.P.


Friday, May 15, 2009

Nelle prossime ore questa paggina verra' aggiornata.......

Intanto se qualcuno dei paesani emigrati desidera il suo spicuno fotografato puo' contattarmi a questo cellulare digitare il segno+  poi premere il seguente numero 61 414 571 430, quando lo trovate acceso, altrimenti riprovate o lasciate sms. Eugenio

 


Tuesday, 30 September 2008 


Riprendiamo due messaggi dalla bacheca dei Pallagoresi cosa ne pensate, lasciate consenso o dissenso a destra cliccando Sign Guestbook, per leggerli cliccate Wiew Entries



























Data September 28, 2008
Destinatario chi legge
Poche parole Potete fare qualcosa per avere la adsl qui in paese? Stare in rete da qui ,passa la voglia. Forse sono solo io con problemi?
Scrivente Mario
Per contattarmi qui.




















Data September 29, 2008
Destinatario Mario
Poche parole Avevo parlato ad agosto con Umberto Lorecchio,che stava raccogliendo le firme per le rete wirless e gli ho detto di raccogliere anche quelle per l' UMTS della Tim visto che l'antenna sta lì al monte Pomillo ed è una grazia quando si riesce a ricevere il segnale GPRS. Mi aveva assicurato che in breve tempo avrebbe risolto il tutto con il wirless, ma a quanto pare niente.
Scrivente Fra
Per contattarmi ---


Si diceva che.......

 

22 May, 2008

Cari amici come promesso eccomi a voi per raccontarvi la storia delle vecchie mura adiacenti alla chiesa della Madonna del Carmine.Vorrei iniziare il tutto come se vi raccontassi una PURRAGA,e forse a qualcuno gli saprà un pò di leggenda metropolitana. D'altronde tutto ciò che viene tramandato, oralmente, tramite la tradizione popolare è sempre sospeso tra la fantasia e la verità; Ognuno è libero di interpretare le cose come meglio crede; Io che sono un credente non ho alcuna difficoltà a credere ciò che mi hanno racconteto.Le mie fonti, di informazione ,come avete capito sono i nostri compaesani,specie quelli più anziani, per cui se qualcuno vuole apportare precisizzazioni o testimonianze gli sarò grato per il contributo.Non c'è nessuna pretesa di verità storica. Bando alle chiacchiere ,il tutto è cominciato pochi girni fa a Pallagorio in occasione della Festa; Ero con alcuni amici(Peppino Meranda-Ciccillo Sciurillo fazio-Ciccio Licciardi -Peppino Mattaggio) quando Ciccio Fazio-(marito di Lina) cominciò a raccontare la storia di Za' Mena Nonna di sua moglie Lina- "Za' Mena ebbe in sogno Sciumburien che le chiedeva di andare da Mass. Ciccillo Scarfò e di dirgli :"Cicci mm che taxxu TRE e ning mm che bonn ne GNO ne DI ne TRE" In un primo momento Za Mena non diede peso alla cosa anche perchè non voleva passare per una visionaria. Ma alcune sere dopo la Madonna le apparse nuovamente in sogno rimproverandola per la mancata consegna:"Becur chioftt Za Me ning me che bonn mbasciatin? ezz se chemi pacc mott" Questa volta Za Mena non perse tempo e si recò a casa di Ciccio Scarfò, che era ancora fuori per il lavoro. Za Caroghina ,persona affabile e gentile accolse con i dovuti riguardi la vegliarda senza metterla in imbarazzo.Appena Mass. Ciccillo rientrò,dopo i saluti di rito(Una volta c'era molto più rispetto specie per le persone più anziane) Za Mena lo apostrofò:"Mass. Cicci Ambasciator non porta pena,la Madonna mi ha incaricato di dirti che Le hai promesso TRE e che non Le hai fatto ne UNO ne DUE ne TRE,io non so cosa ha voluto dire ma tu lo sai." Ciccio Scarfò le sorrise ,come suo solito,e le spiegò che avrebbe edificato dei muri alla Madonna ;Infatti non perse tempo e si mise a capo dei volontari compaesani,e tutti insieme gratuitamente edificarono le mura a fianco alla chiesa .Purtroppo Ciccio Scarfò scomparse precocemente ,e a detta di tutti anche se non gli spettava avrebbe ultimato i lavori di copertura.Tutto questo succedeva circa verso il 1958, Oggi mi è gradito il fatto che si ultimeranno i lavori, Grazie alla popolazione,al comitato della festa e grazie al Figlio di Mass. Ciccillo L'architetto Nicodemo Scarfò che ha già presentato un progetto al Genio Civile e alle Belle arti per la copertura e costruzione di una cappella laterale così si potrà dir messa specie in inverno e le persone anziane staranno più al caldo. Mentre riflettevo su tutto questo mi commuoveva il fatto che Mass, Ciccillo Scarfò avrebbe ultimato quello che iniziò 40 anni fà grazie al figlio architetto il quale ha messo sempre a disposizione,gratuitamente,  la sua opera professionale ogni volta che la chiesa ne ha avuto bisogno,non ultimo le recenti ristrutturazioni. Tra i Scarfò e la chiesa del Carmine c'è un lungo cordone ombellicale mai interrotto che continua da generazioni.Probabilmente avrò qualche documento sulla chiesa e  lo pubblicherò.La prossima volta vi racconterò Dei buoi che entrarono in chiesa per un voto.
 
 
Ciao Franco Astorino da Verona


Gioco della fotografia!

 

21 March, 2008

Vi presentiamo una foto,  guardatela attentamente nei dettagli, dopodiche' suggerite quale potrebbe essere la didascalia adatta, speditela a Gioco della foto!  Di tutte quelle che ci giungeranno pubblicheremo quelle piu' divertenti, o forti insomma avete capito.

 
26 March, 2008
                                                                                 Indovinate chi sono?
 
Dopo un bel pò di tempo mi faccio vivo, ritardo dovuto alla linea   DSL adesso è tutto a posto.
Prima di tutto ti auguro buona Pasqua a te e famiglia e poi farti i complimenti per il sito, me ne aveva parlato
Enzo Iovine molto bene, non vedevo l'ora di esplorarlo personalmente.
Ho visto il clip video per gli Auguri Pasquali, ho notatato l'impegno e il carattere di crederci, come ai tempi
della Radio e come all'ora sei stato uno dei pionieri delle nuove oppurtunità che la tecnologia ci dava.
Domenica scorsa mi hanno consegnato la moto che ho comprato, ti allego alcune foto.
 
 
foto inviata da....... aspettiamo che venga riconosciuto.
 

21 March, 2008
 
" potevo farcela invece mi hanno preso in mezzo" Mario
"fate largo sono in ritardo, maledetti tram" Carmela
 
 
 
 

 05 March, 2008 -Franco Astorino in ognuna delle due risposte, ha indovinato solo uno dei tre.

Sono tre pelati di Pallagorio, indovinate chi sono?

arturo Vona--Carmine marra--michele mariettina (f sturini)
ma dovete dire i nomi sbagliati e quelli giusti altrimenti si va 
all'infinito

arturo vona-carletto procopio--ciccio parise (f. sturini)

foto fi Franco Panzarella


25  Februry, 2008

 e' ora di prendere il tram .............Maria

che faccio in mezzo ai binari............Roberto

e adesso mi attacco al tram? ...... Franco

 


19 February, 2008

....cosi parcheggia mio fratello quando ha bevuto...... Carmela

la mia frase è :come ho fatto a finire qui sopra???chiediamolo a giovanni mazza .......i ca bon cta cazzata...by lambretta ..Antonio

La donna nella foto dice; devo cambiare la ruota qualcuno puo' aitarmi?   Consolatrice

...cosi posso cambiare l'olio, ma la marmitta.......  Pina

 


17 February, 2008

Impatanata nel fanco fino alle ruote..... Gino

"E mo come faccio ad uscire da questa melma".... Antonella

INCAMPORELLA NELLA PALUDE...  Antonio

Dov'e' il telefono d'emergenza........Michele

Katerppillat.   Pse host vietur e pillarum megn gippe hahahahaha ahahahahha     Franco


Passatempo del Pallagorese

 

 

 

14 February, 2008   ( A destra cliccando su Sign si parteciap al gioco)

Siamo fieri ed orgogliosi di lanciare questo nuovo spazio, chiamato "Spicuny" l'Angolo in Italiano, cioe' quell'angolo dove la gente puo' vedere due strade che si incrociano e quindi avere piu' possibilita' di contatto visivo, ma soprattutto sociale. Il nostro corrispondente Franco Panzarella da Prato e il VIPOP Franco Astorino insieme senza saperlo, ognuno di loro ha proposto l'idea di tenere vive alcune tradizioni del paese. Franco  Panzarella ha suggerito un gioco che vi proporremo giu' in basso, Franco Astorino l'elenco dei soprannomi del paese. Iniziamo con quest'ultimi:

 

Ogni tanto gli  animi vengono un pò esasperati ,ma questo è il bello di questo sito vuol dire che é vivo. tuttavia per stemperare come calmiere si può proporre qualcosa di più futile ,comunque legato allo spirito goliardico del sito e dei paesani. In buona sostanza se vuoi puoi aprire una pagina ai sopranomi caratteristici di Pallagorio  quasi si stanno perdendo ed é  un peccato. Esempio se dici Francesco Masci non sai chi é ma se dici SCERBA oppure SCUPA o ancora SCUPETTI stai tranquillo che  é un marchio di fabbrica. potresti dividerli in VECCHI e NUOVI (spiegando AGLI INTERESSATI nominati che é un gioco).

VECCHI                IN ORDINE ALFABETICO        NUOVI

A

 

 

B

BARATTIES BARBARIT BASTARELLO BATAFOSCI BELLI BOSSIARELLO BRACUNARI BRODIT BUCCUTIES

 

BAIAGARDO BAVERA BURIANI

C

CATONI CHIAVARRIES CIAMPGANOTTI CICCARRONU CICCIANTONI CICIANI CICUTELLI CIOTIMIRI CIRARI CRUCULISA CURILLI CUVARELLI

 

 

D

DANTINIT

 

E

 

 

F

FARFALONI FORGIARELLO FRANCISCHINA FRATARELLIES FULINI

FAZZUEU

G

GHIROSIT

GUFO

H

 

 

I

 

 

L

 

 

M

MAGUCORI MARANTONIA MARIANELLO MARRANCUNI MASTRAGHESI MATTAGGI MBELUCIA MBELUREU MBUGHINARI MIGNIMAGNI MINELAZZU MINGRUNI MPISTUNATIA MURGIUNIT MUSCPITO

MBELLI MARADONA MISCIPULA

N

NANARELLO NARDIT NARDUMITTIA NTONMARINI

NDACHELLI NIVURELLI

O

 

 

P

PARTIGIANI PASCANARU PASCIAPECURI PETRAMATO

PISCIARI POSTINO

Q

 

 

R

RIGGITANI

 

S

SCERBA SCIURILLI SCUPA SIMUNIT SPINELLISA STRATERI STROGNUGHISI STURINI

SCIMMIA SCUPETTI SPIKERO STACCA

T

TATARONI TITTIA TRIDICINELLO TRIONTI TRIPOLINO TUTURELLO

 

 

U

 

 

V

VECC-CU VERZINISA

VUGGIARI

Z

ZIGUILLA ZURRO ZZINGHITANU

 

 

Speriamo che si aggiungano altri così noi frequentatori potremmo chiamarci coi PARANOMI esempio F; PANZARELLA = F. i NARDITT (vecchio) opure SCIMMIA (nuovo) ciao franco

Franco Astorino

 

 

  • Franco Panzrella invece ci ha proposto la descrizione dei giochi che si usavano al paese, ora non sappiamo, comunque alla fine c'e'' da indovinare le parole magiche, chi le indovina entrera' di diritto alla nuova competizione Vipop 2008.

 

Giochi:

Giochi popolari

I giochi tradizionali di Pallagorio erano giochi essenzialmente poveri, frutto della creatività dei singoli più che di un'arte vera e propria. Ne presentiamo alcuni che ci sembrano i più significativi.

Il “Gravichiumbo” ( o monta dell'asino)
Si gioca in due squadre, una forma una specie di ponte con le schiene, l'altra squadra monta sopra questo ponte. Vince la squadra che resiste di più. La regola principale è che: nessun giocatore della squadra che sta “subra” una volta che è saltato sulla schiena di un giocatore che è “sutta” deve mai toccare con i piedi per terra. Questo, almeno fino a quando tutti i suoi compagni non sono montati sul ponte, e fino a quando uno dei giocatori che è “sutta” non dice “scarrca”  cioè scarica.

 Il “Brigantaccio”

Simulazione del classico nascondino, o meglio, del “guardie e ladri” riadattato alla realtà e alla storia locale che richiama alla mente la caccia ai briganti. A differenza del nascondino, il brigantaccio è un gioco di squadra e non individuale. Si formano due squadre di tre, quattro, cinque, giocatori. La squadra che vince il “toccu”, cioè la conta, va “subra” mentre l’altra va “sutta”. Viene stabilito il “posto”, di solito un palo della luce, e lo “spicuno”, cioè il punto da dove il capitano della squadra che è “subra” diceva il “pronto” cioè dava il via alla rincorsa. Perciò il capitano doveva essere il più lesto della squadra in modo da dileguarsi il più velocemente possibile per non farsi raggiungere da chi era “sutta”.

(Giuvanelli i Tataronit, detto ‘vaccini’ o ‘tre bastuni’, figlio del macellaio Salvatore non del poeta, classe 1962, emigrato a Bologna, era un capitano imbattibile: “i vrari vugarijh si era” volava come il vento. Con lui capitano la vittoria era quasi sicura).

Svolgimento del gioco

Mentre i giocatori della squadra “subra” vanno a nascondersi tra le “vinelle” (le viuzze ), il capitano dallo “spicuno” controlla che tutti i giocatori della squadra che è “sutta” non si allontanino dal “posto” e cerchino di scoprire in anticipo il nascondiglio di chi è “subra”. Quando il capitano della squadra “subra” ritiene che i suoi compagni siano ormai tutti ben nascosti, dà il via e li raggiunge nel nascondiglio prestabilito. A questo punto tutti i componenti della squadra “subra” devono cercare di sfuggire alla caccia di chi è “sutta” e, per vincere e quindi continuare a rimanere “subra”, devono riuscire tutti a toccare il “posto” con una parte qualsiasi del corpo per considerarsi salvi. Se uno solo viene acchiappato tutto la squadra che è “subra” finisce “sutta” e viceversa e quindi il gioco prosegue a squadre invertite.

La Mazzarella
Ogni giocatore è fornito di due pezzi di legno, uno lungo (circa 25-30 Cm, detto mazzarella) e uno corto (circa 10 Cm, appuntito alle due estremità, detto trujo). Battendo con il legno lungo in due tempi su quello corto, si deve riuscire a lanciare quest'ultimo il più lontano possibile. Si tratta del classico “ci bé”, in Toscana lo chiamano così.

Svolgimento del gioco

Prima di iniziare si stabiliva la durata in punti della partita (di solito si giocava fino a 50 punti) e il numero delle “rraghate” in palio per il vincitore (di solito 5 o 10 rraghate). Poi si faceva il “toccu”, cioè la conta per stabilire chi iniziava per primo. Chi vinceva il “toccu” iniziava la partita posizionando il trujo nella         . Poi con la mazzarella picchiava su un’estremità del “trujo” e, senza dire niente con la bocca, quando il trujo schizzava in aria doveva cercare di colpirlo al volo per farlo andare il più lontano possibile. In questa fase se il giocatore non colpiva il “trujo” e questo nel ricadere a terra finiva fuori dallo spazio delimitato dalla         perdeva il turno e il gioco passava al suo avversario. Se invece il “trujo” non veniva colpito ma ricadeva nello spazio delimitato dalla         il giocatore poteva ripetere il tiro per altre due volte. Al terzo tentativo, se il “trujo” non veniva colpito il giocatore perdeva il turno di battuta. Se invece il giocatore colpiva il “trujo” con un dito o con la mano allora era “sangue” e in questo caso poteva continuare la fase di gioco ma doveva impugnare la “mazzarella” tenendola solo con due dita ossia con le falangi fra l’anulare e il mignolo. Dopo il colpo di partenza, il “trujo” non poteva essere più toccato o aggiustato in posizione più comoda. Il giocatore doveva colpirlo su una delle due punte che riteneva più opportuno e sempre al volo doveva

Le tre parole “magiche”

cercarlo di colpirlo dicendo la prima volta “piiiiizzzzzo!”, la seconda volta doveva dire “paaane!” e infine “laaaanee”. In questa fase anche se il giocatore non colpiva il “trujo” non perdeva il turno ma ovviamente era penalizzato perché raggiungeva una distanza minore che era importante per chiedere i punti.

Richiesta e assegnazione punti

Al termine delle tre battute il giocatore chiedeva i punti dando un’occhiata e valutando bene la distanza da dove si trovava il trujo fino alla         . questa valutazione della distanza “ad occhio” era molto importante perché per ogni punto chiesto bisognava misurare 10 volte la lunghezza della mazzarella. Se ad esempio in base alla distanza raggiunta chiedevi 5 punti e l’avversario accettava,  perché anche lui riteneva che “ad occhio” fra il trujo e          ci stava 50 volte la lunghezza della mazzerella, allora andavi 5 a 0. Se invece l’avversario riteneva che i punti chiesti erano eccessivi rispetto alla distanza percorsa dal trujo allora misurava la distanza con la mozzarella e se questa risultava inferiore rispetto a quanto richiesto, i punti non venivano assegnati e il gioco passava all’avversario.

Le “rragate”

Alla fine della partita il vincitore riscuoteva le “rragate”, cioè, posizionava il trujo nella         e, come all’inizio del gioco cercava di colpirlo con la mozzarella per mandarlo il più lontano possibile. Quindi il giocatore perdente doveva caricarsi sulla groppa il vincitore, portarlo a cavallo fino al punto in cui si era fermato il trujo, farlo scendere, raccogliere il trujo e sempre a cavallo ritornare alla         per la successiva rragata. In questa fase si poteva effettuare un solo colpo di mozzarella, quindi se il trujo non veniva colpito al primo colpo, o veniva colpito “sub ramazza” (cioè con la parte superiore della mozzarella, o “suttamazza”  cioè con la parte inferiore, o con un dito o la mano la “rragata” era persa.

Finite le “rragate” incominciava un’altra partita.

Il “Chirchio” variante della mozzarella

Rispetto alla mozzarella il chirchio presentava le seguenti varianti. All’inizio di ogni fase di gioco il trujo non veniva posionato a terra nella         perché al suo posto veniva tracciato un cerchio di circa 1 metro di diametro. Il giocatore che doveva battere si piazzava al centro e, dopo aver lanciato in aria il trujo con una mano, lo colpiva al volo con la mozzarella. Se non lo colpiva e il trujo finiva fuori dal cerchio perdeva il turno, se cadeva dentro poteva ripetere la fase ecc… come nella mazzarella. Dopo la prima battuta l’avversario raccoglieva il trujo con le mani e dal punto in cui si trovava doveva lanciare il trujo dentro il cerchio e cercare di farcelo rimanere dentro. Il suo avversario che per tutta la durata di questa fase di gioco doveva rimanere coi piedi dentro il cerchio, pena la perdita del turno di battuta, doveva invece cercare di rispondere colpendo al volo il trujo per non farlo depositare dentro il cerchio altrimenti il gioco passava all’avversario. Quindi se il trujo finiva dentro perdevi il turno, se invece il trujo finiva fuori dal cerchio, perché veniva lanciato male o perché l’avversario era bravo a respingerlo, il gioco proseguiva come con la mazzarella con le tre parole “magiche”, la richiesta dei punti e ovviamente le “rragate”. Il trujo poteva essere respinto fuori dal cechio solo con la mazzarella, se lo toccavi con le mani, dito, piedi o ognialtra parte del corpo perdevi il turno.

A questo punto chiedo ai lettori: come si chiamava lo spazio o meglio il disegno che era fatto all’incirca così (|) in cui posizionavamo il trujo all’inizio della di ogni fase di gioco e che in queste righe io ho volutamente nascosto con l’evidenziatore giallo e le virgolette rosse?

Propongo che il primo che dà la risposta giusta entri di diritto nella nuova classifica dei VOIP 2008.

 

Strumbughi
Trattasi del diffusissimo gioco della trottola di legno, attorno alla quale, tra la punta e il “pirozzùgho”, si avvolgeva una cordicella e, tirando quest'ultima, la si faceva roteare. Quelli più bravi lanciavano così forte lo strumbugo tanto da fargli fare “Jumbin” cioé il classico fischio dello spostamento d’aria prodotto dalla forte rotazione, tipo le eliche di un aereo ma dal suono ovviamente meno fragoroso. Non a caso certi strumbughi che facevano un forte Jumbo venivano soprannominati “ariuprani”. C'è da segnalare che in un'economia povera come quella di Pallagorio, sovente lo strumbugo veniva fabbricato artigianalmente. Il legno più adatto era quello di “piràino”, pero selvatico, perché molto duro e quindi “ ‘ngnjng ricivirjh picozza” cioè non era facile fargli dei fori sopra. Quelli che invece se lo potevano permettere lo compravano già bello, pronto e colorato da “Vicenzino”, da “mast’ Vicenzu u quadararu” o da “Loiero”. Ma gli strumbughi comprati erano di legno tenero e ricevevano così bene le “picozze” da meritarsi il nomignolo di “tavugun sapuni” cioè tavola di sapone, ossia fatti di tavola ma teneri come il sapone. La maggior parte dei “tavugun sapuni” erano colorati di un verde acceso e venivano anche detti “virdacchi” o di color giallo “pughicini”. Altri erano più snelli e fini e, se erano di color rosso acceso, venivano detti “mercanelli” perché se li facevi girare sul palmo della mano la loro punta aguzza ti dava il senso del pizzicore; altri ancora erano di color lilla e cicciotti e venivano detti “paghumbella” perché quando li facevi girare sulla mano quasi non lo sentivi. I “mercanelli”, leggeri e con la punta aguzza, facevano picozze di piccolo diametro ma più profonde, mentre le “paghumbelle”, più pesanti e con la punta più grossa e stondata, facevano le “cassaroghe”.

Come si giocava al “Faracò”

Il gioco dello strumbogo era il “faracò”. Si tracciava un piccolo cerchietto a terra di 4-5 centimetri di diametro. Ognuno dei giocatori lanciava il proprio strumbogo lasciando ben visibile sul terreno il foro prodotto dalla punta. Il giocatore che finiva più lontano dal cerchio lasciva a terra il suo strumbugo. Tutti gli altri giocatori potevano a questo punto tirare i loro strumbughi su quello che era “sutta”  cercando di colpirlo con la punta e fargli le “picozze”  o come succedeva a volte le “cassaroghe”  cioè “picozze” molto grandi da somigliare a una casseruola. Ad ogni lancio ogni giocatore “subra” doveva per forza far toccare il suo strumbugo con quello che era “sutta”. Il tocco poteva avvenire o direttamente al momento del lancio, oppure se al momento del lancio si falliva il bersaglio, mentre lo strumbugo girava poteva essere preso in mano e senza fermarlo avvicinarlo e farlo toccare con quello “sutta”  almeno una volta. Se lo strumbugo finiva di girare senza aver toccato finiva “sutta” e così via. I giocatori scarsi spesso si ritrovavano con lo strumbugo ricoperto di picozze e cassaroghe e ricorrevano alla carta vetrata o alla raspa per cancellarle.

La variante “Spaccaturi”

Al “faracò” esisteva una variante di gioco che si chiamava “spaccaturi”. L’inizio era uguale. Ma in questo caso chi finiva “sutta” doveva posizionare il suo strumbugo a una distanza di circa 2 metri dal cerchietto tracciato a inizio gara. Gli altri giocatori dovevano colpire, toccare e spingere lo strumbugo “sutta” in modo da farlo finire dentro il cerchietto. Il giocatore che per ultimo spingeva lo strumbugo “sutta” dentro il cerchietto aveva il diritto: o di graziarlo, se era di un amico, o di portarlo allo spaccaturo se era di uno che gli stava antipatico. Lo spaccaturo era composto da due grosse pietre, su una veniva sistemato lo strumbugo da spaccare, mentre l’altra veniva lanciata a mano da una distanza di circa 1 metro dal giocatore che aveva vinto. Si aveva diritto a un solo lancio. In tutta la mia lunga carriera di strumbugaro, ho visto pochissimi “tavugun sapuni” salvarsi dallo spaccaturo. Mentre quelli di “piràino” spesso ne uscivano con le fibre rotte ma mai spaccati. Gli strumbughi che si salvavano dallo spaccaturo diventavano dei veri e propri “eroi”, i loro possessori ne andavano orgogliosi e spesso gli attribuivano proprietà magiche e gli davano anche dei nomi tipo “fortunelli”, “gghurj i gallit”, “gagurelli” ecc…

Scarvaiet
Era il gioco delle cinque pietre diffusissimo in tutto il sud.

Un esempio di questo quiz che vorrei fare on line lo trovi in fondo alla spiegazione del gioco della mazzerella dove io chiedo ai lettori di indovinare come si chiamava il posto dove si posizionava il trujo. Si potrebbe inserire ogni lunedì una nuova domanda con la parola da indovinare. si avvisa che il gioco è settimanale e che quindi fino alla domenica tutti mandano possono mandare una mail con la propria risposta. In palio, per tutti quelli che indovinano una, due tre ecc.. parole, si potrebbe mettere o l'ingresso tra i VOIP 2008, oppure per ogni parola indovinata un tot di punti a un VOIP già in lizza. Così alla fine il VOIP che vincerà sarà anche quello che in qualche modo è più legato al paese dal momento che ricorda ancora le parole antiche.

Ciao alla prossima

Franco Panzarella 

 


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