Attualita'


L'antico Telaio Calabrese

Sunday, January 26, 2014
Commenti alla foto apparsa su sito Pallacom a facebook:

  1. Mi ricordo quello che c'era al Carmine... Davanti casa Spezzano Pietro Curci
  2.  Mi ricordo a la mia mama che tesse in telaio, in Puheriu (magone) Carmen Poroto Muraca
  3.  Mi ricordo a la mia mama che tesse in telaio, in Puheriu (magone) Guido Mangone
  4.  Mia nonnane aveva uno e mi piaceva guardarla Maria Carmela Peta
  5. Da:''la spuntunera'' - ''ohi ccu è bella l'amure miu,quannu se mitta a chillu telaru,fa jire la navetta ccù nu truono'' -repertorio popolare savellese. Amorino Ammirati
  6. Mia madre ne aveva uno, ed era una esperta in materia, io avevo 10 anni quando lei tesseva alcune coperte ancora esistenti, ma lei imparo' da bambina ad Umbriatico. A Pallagorio ve n'era uno vicino ai Lorecchio la chiamavano Grimardia,Amorino Ammirati forse sapra' di piu' e spiegarci a chi apperteneva. Eugenio Perri
  7.  alla nostra eta in ogni casa cèra uno Antonio Gentile
  8.  Dici bene,caro Eugenio,era ubicato in casa della famiglia Grimaldi ( la madre e le figlie: Gilda,Rosina e Raffelina),ed esattamente di fronte alla casa di ''dilaida'' oggi sede di un ufficio assicurativo. Io ci andavo spesso,affascinato dalla perizia e velocità colla quale,quelle donne,muovevano i pedali di smistamento e della trama del telaio,in sintonia con la navetta ( SPOLA) ciao EUGENIO Amorino Ammirati
  9.  caro eugenio hai ragione nel dire che tua madre fosse 1 esperta,mia madre mi raccontato che e' stata l'unica disposta a tessere le asciugamani con del lino molto sottile che ancora abbiamo Rosalba Lorecchio
  10.  Si Rosalba, peccato che all'epoca non avessi videocamera o macchina fotografica per riprenderla, anche se ho presente nella mia mente lei seduta a quel telaio, ed io a chiederle quando finiva per avere la sua attenzione. Se non sbaglio forse quel telaio ancora esiste , devo chiedere ai miei fratelli di vedere il posto dove penso che sia ancora conservato, e se c'e' cerchero' di farlo restaurarlo e montarlo nella stesso luogo che ha funzionato. Se tuo fratello Umberto Lorecchio realizzerebbe un piccolo museo locale, chissa quante cose potremmo mettere in mostra e magari attirare qualche visitatore. Anche qui a Melbourne ho una sua tovaglia di lino, e quando la uso, lascio immaginare a te, la morbidezza e la dolcezza che provo. Saluti alla tua cara mamma da parte mia.Eugenio Perri
  11.  Caro Eugenio, è nei progetti di questa amministrazione realizzare un museo dove potremmo esporre, custodire, tramandare e dare la possibilità alle nuove generazioni di conoscere le arti e i vecchi mestieri della nostra bella comunità. Il tutto sarà arricchito dall'utilizzo dalle nuove tecnologie informatiche.... Per ora anticipo a breve l'inizio dei lavori di ristrutturazione e adeguamento presso la ludoteca comunale, utilizzata fino a poco tempo fa dalla banda musicale, per la realizzazione del museo dell'olio che avrà anche funzione di vetrina per la vendita e il supporto tecnico alle aziende che aderiranno al consorzio "PanKro". Un progetto questo di € 300.000,00 che svilupperemo tra Pallagirio e San Nicola Dell'Alto. A presto sentirci. Umberto Lorecchio
  12.  Bene,ottimo progetto,sperando che vada a buon fine:dall'aratro alla-gargalìa-! Leo Medea
Sulla destra in alto v'e' inserita una parte di messaggi che potete inviare.

telaiocalabrese.jpg

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Eugenio Perri risponde agli anonimi

Saturday, October 27, 2012




MELBOURNE- Rispondo in segno di coerenza a qualche messaggio apparso sul sito
di Paolo Raglio, dopo la mia strigliata allegoricamente parlando per quelli che
non si firmano ed usano nomignoli da farmi venire attacchi di diarrea. Premetto
che non ho niente in contrario alla liberta' di espressione per tutti, tanto e
vero che ho concesso anche ad un anonimo di scrivere da questo sito cioe'
Pallacom, era Gufotriste. Quindi non ho niente in contrario per chi vuole
sfogarsi dietro l'anonimato, ma quando attacano il Sindaco che rappresenta
tutta la nostra piccola Comunita, ed il paese intero essendo il primo
cittadino, questo non rientra nelle regole demogratiche, si ci capiamo perche'
, chi non ha il coraggio di identificarsi, e facendo cosi semina zizanie ed
equivoci tra tutti . detto e premesso questo rispondo sinteticamente  a
qualcuno-a che allude il sottoscritto:

Giovanni chi? Mi dici di essere arrogante ed ancora usi un nome generico, che
forse non e' neanche il tuo, senza il tuo cognome e magari la tua data di
nascita, conosco una dozzina di persone, e francamente se non hai capito che i
Panum mi stanno sul...... lascio a te intendere a cosa mi riferisco,  finche' non ti identifichi
e come parlare o scrivere a nessuno come tale non ha senso continuare.

Ad uno-a che tira in ballo anche un animale unico e per antonomasia originale
di questa terra, ebbene caro imbecille scusa ti chiamo in albanese "
Rimit" sono fiero di avere due cittadinaze una Italina e l'altra
Australiana, sul secondo passoporto ci sono due animali impressi di cui uno e'
il Canguro e come la Quantas che lo ha nella cosa dei suoi aerei, ne sono
orgoglioso e fiero, e qui cerco di fare del mio meglio, come lo feci a
Pallagorio in poverta' con altri entusiasti mettemmo su una Radio che quarda caso anche fino ad oggi nessuno riesce a metterla su in un paese dove tutti sono bravi a criticare, tu invece avendo
un marsupio pieno di invidia questa terra o Continente te lo sognerai per sempre e se avessi il
 il tuo indirizzo ti invierei alcuni escrementi di canguro sempre che essi
siano daccordo per uno senza nome come te, e quindi non avrebbe senso
accollarci questo impegno.

Ripeto e ribadisco, che quelli che non si firmano non sono degni di nota, e
forse neanche del mio tempo e quindi lettura, pertanto non rispondetemi  e potete sbraitare come volete sotto l'anonimato tanto non leggero' mai piu' il vostro veleno.

Saluto chi legge e si firma alla fine dei propri scritti, tutti quanti gli altri non meritate
nessuna attenzione.

Eugenio Perri -l'australiano ( da Melbourne).









Il Brigantaggio è il grande rimosso dai festeggiamenti del 150° anniversario
dell'Unità d'Italia. Ma se si festeggia una storia come quella italiana senza
fare una analisi corretta anche dei fenomeni meno chiari e più bui della nostra
storia, insomma se si rimuove la memoria, la festa non è completa.

Il Sud
negli anni Cinquanta dell'Ottocento, inteso come Regno delle due Sicilie era uno
Stato complesso, in fermento, che spesso si liquida come la "parte meno
avanzata" della Penisola. Non era proprio così: nel 1856 a Parigi nell'EXPO
Universale il Regno delle due Sicilie ebbe la menzione come il terzo stato più
"industrializzato" al mondo dopo Francia e Inghilterra (era dunque visto come la
parte più avanzata del mediterraneo: ed all'epoca non c'era il PIL o lo Spread
quindi la fonte dell'EXPO Universale può essere presa come autorevole).
I
nostri libri di storia liquidano la questione "meridionale" dicendo che il
Piemonte arrivò nel "povero ed arretrato" Sud uccise i Briganti che lo rendevano
invivibile ed insicuro e lo rese libero e moderno. Se si da retta alla EXPO di
Parigi invece pare che i piemontesi andarono nel "ricco" Sud e ne occuparono le
risorse migliori con la scusa di dover sopprimere il brigantaggio per poi
annetterselo.
Non saprei dire dire chi ha ragione (non essendo uno storico)
anzi  non mi importa il "chi ha ragione" e nemmeno se ci fu una guerra civile o
chissà cosa altro ancora (per questo magari leggete "Terroni" di Pino Aprile) 
ma se festeggiamo il 150° della Repubblica Italiana, alla quale sono orgioglioso
di appartenere, senza approfondire la questione non facciamo un buon
servizio....

Per questo ti allego un mio scritto semi romanzato sul
"brigantaggio a Pallagorio" che qualche giorno fa un mio amico (siciliano) mi ha
chiesto in quanto sta effettuando una ricerca sul tema (magari vi tengo
aggiornti).
Te lo allego per diffonderlo e magari anche per farmi perdonare
il silenzio visto che tanti motivi non scrivo quasi mai sul "nostro" sito per la
solita scusa: la mancanza di tempo.



STORIA DELL’UCCISIONE DEL BRIGANTE VALENTI (VAGHENTI)


UCCISO A PALLAGORIO il 1865 (o 1866 o in altra data non
attestata)





La legge sulla repressione del brigantaggio è la n. 1409 degli Atti del
Governo di Torino e fu emanata in data 15 agosto 1863 e dispose che i colpevoli
del reato di brigantaggio venissero puniti con la fucilazione oppure,
concorrendo circostanze attenuanti, coi lavori forzati a vita, salvo diminuzione
da uno a tre gradi di pena in caso di costituzione volontaria dei rei. Con atto
n. 1410 del 20 successivo venne stabilito che l'applicazione delle suddette
norme repressive comprendesse le province dell’Abruzzo Citeriore, Abruzzo
Ulteriore II, Basilicata, Benevento, Calabria Citeriore, Calabria Ulteriore II,
Capitanata, Molise, Principato Citeriore, Principato Ulteriore e Terra di
Lavoro.


Contro le varie bande di briganti che scorrazzavano nel territorio dell'ex
Reame di Napoli, venne impiegato un esercito, che nel 1863 fu valutato ascendere
a 90.000 uomini. Il numero complessivo di carabinieri, che parteciparono alla
repressione del brigantaggio, fu nel 1861 di 4.390 uomini, che salirono a 4.733
nell'anno successivo. Questa cifra, già per sé stessa rilevante, risulterà
ancora più considerevole laddove si pensi che nelle sole Stazioni territoriali
della Sicilia vi erano dislocati 2.114 carabinieri, per cui nell'Italia
meridionale si trovavano alla fine del 1861 ben 6.887 carabinieri, e cioè più di
un terzo della forza complessiva dell'Arma.


Anche scrittori dell'epoca hanno lasciato una ricca documentazione della
lotta contro il brigantaggio, come ad esempio Edmondo De Amicis nel racconto
"Fortezza". Innumerevoli sono gli episodi di lotta e uccisone di briganti o di
militari, Carabinieri e civili morti.


A Pallagorio era di istanza uno dei rifugi del brigante Vagenti. Nei
documenti dell’arma c’è un riferimento ad un brigante di nome Cristofaro
Valente, che venne però ucciso nel 1865 e nel Lazio. Forse questo è il brigante
Valenti citato da racconti orali che si tramandano a Pallagorio quindi a
Pallagorio fu ucciso non lui ma un suo uomo. Oppure il Vaghenti/Valenti(e) di
Pallagorio era un omonimo di cui nei documento dell’arma non vi è traccia.
Sappiamo dai racconti orali che Vaghenti era originario di Longobucco e che a
Furci andava a ripararsi in un allevamento di bovini nel quale lavorava (....) I
carabinieri irruppero con una imboscata forse pattuita con (...) secondo altri
pattuita con altri allevatori. Di sicuro quando i Carabinieri arrivarono a Furci
(...)


Vaghenti stava preparando la ricotta e si apprestava a mangiare la ricotta
calda del mattino. Qualcuno fece un segnale ai carabinieri, (...) Vagenti si
accorse dell’agguato prima di essere colpito, fece un salto che viene raccontato
come il balzo più alto e maestoso della storia: fu colpito nel suo volo quando
ancora aveva la ricotta in bocca. Morì sul colpo e il particolare della ricotta
che non potè essere gustata dal brigante resta nel modo di dire tutt’oggi a
Pallagorio: “Je vietu si Vaghenti” ovvero “Ci sei rimasto come Valente", ovvero
stavi per gustarti una cosa buona invece ti vien tolta. A lui fu tolta la vita
per intero.


Il fatto complesso per la ricostruzione storica è che tutti narrano questo
fatto di sangue ma tra i vari documenti che ho scartabellato non ve n’è traccia
ecco le uniche uccisioni di Briganti citata da fonti dell’arma dei Carabinieri
verso la provincia di Crotone:


21 aprile 1863: cade eroicamente a Borgia (Catanzaro), in uno scontro contro
un forte gruppo di briganti, il carabiniere Laverra. Il brigadiere Bellini si
lancia da solo contro di essi e ne uccide uno.


-28 febbraio 1864: cade valorosamente a Soveria (Nicastro) il carabiniere a
cavallo Piermattei 1° Ettore nell'attacco alla banda del brigante Chiodo.


-24 settembre 1864: il luogotenente generale Domarè comandante il 6°
Dipartimento militare di Napoli segnala al Ministro della Guerra che i
carabinieri di Roccamonfrina hanno ferito e catturato il capobanda Giuliano,
sollevando lo spirito delle popolazioni del territorio.


-26 ottobre 1864: carabinieri in perlustrazione nel territorio di Crotone si
scontrano con i briganti capeggiati dal noto Vincenzo Acri alias Polacco e lo
uccidono. Scriverà nel suo rapporto al Ministro della Guerra l'Avvocato Generale
militare Trombetta: " ... il capobanda Acri cessò così di spargere il terrore in
queste contrade che scorreva da tre anni in banda armata, con atti d'inaudita
ferocia".


-6 marzo 1865: un drappello di carabinieri a cavallo libera presso Catanzaro
il Procuratore Generale dei Re in quella città cav. Longo dalle mani dei
briganti. Cade valorosamente il vice brigadiere Torriani 1° Carlo Giuseppe.


-2 luglio 1865: un vice brigadiere e 4 carabinieri si scontrano a Cervaro
con una banda di 7 briganti, della quale uccidono il capobanda Cristofaro
Valente e suo cugino, catturando gli altri cinque. (non sappiamo se sia il
nostro Vagenti)


-25 settembre 1865: il brigadiere Vighi 1° Luigi cade eroicamente a
Cropani in uno scontro con temuti briganti.


-22 agosto 1866: in prossimità di S. Soverina conflitto a fuoco tra
carabinieri e quattro briganti, che vengono catturati. Cade il carabiniere
Lancillotti.


-17 settembre 1866: ad opera dei Carabinieri vengono uccisi nella provincia
di Catanzaro, in due distinti conflitti a fuoco, il brigante Tallarico ed il
capo brigante Arturi Vulcano (non si
specificano i luoghi di questi due episodi forse uno potrebbe essere quello di
Pallagorio e Vulcano o Tallarico due uomini di Vagenti: magari a Pallagorio ui
ucciso un suo scagnozzo e la tradizione orale ne riporta invece il nome di
Valenti per enfatizzare l’accaduto).


Non sappiamo quindi da fonti ufficiali chi e quando fu ucciso a Pallagorio se
il brigante Valenti da Longobucco fece quel salto o se era uno dei tanti Valenti
(di sicuro un Valenti era brigante ucciso nel frusinate). Sappiamo che Emilio
Reres era lì e forse contribuì alla cattura, insomma avendo un omicida ora i
Reres vantano pure un eroe che fece catturare il brigante più temibile della
zona, dando atto a un episodio di cui ancora si parla. Sappiamo di sicuro che un
Brigante fu ucciso, che ci restò secco: “Je vietu si Vaghenti”, e che poi
fu appeso al carro sgozzato, e il cadavere fece il giro di Pallagorio a
ricordare a tutti che fine fanno i delinquenti. Questo episodio dovette essere
scioccante poiché tutti gli anziani lo ricordano con orrore anche se non lo
videro direttamente ma lo ebbero in memoria come dono dai racconti dei loro
padri.




Domenico Medea



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L'antenna di Radio Parsec al Monte

 Melbourne- E' da tempo che volevo dire qualche parola in merito a questa foto che Pasquale Balsamo mi ha fatto recapitare, riguarda un pomeriggio di primavera, durante la preparazione per alzare i dipoli dell'antenna ripetrice al Monte Pomillo. Non so chi l'abbia scattata, ma si da il fatto che i volontari che mantenevano l'esistenza della radio locale non bastavano ad alzare quel palo di oltre i 15 metri di altezza, cosi durante il trasporto al Monte Pomillo dell'antenna reclutavamo chiunque si incontrasse per darci un mano. Va detto che il palo d'antenna prima in sezioni e poi saldato li sul posto fu saldato da Franco Araco uno dei primi componenti della radio locale, poi ricordo bene quella sera a saldare delle staffe ci fu Peppino Rose i cariddid, cosi tanti altri che non sono visibili sulla foto, come Egidio Gangale, Antonio Malagrino' che per poco ci rimetteva un guaio se non fossi intervenuto a frenare lo scivolamento della struttura sul suo corpo. Infatti all'inizio andammo solo in pochi, ma poi vedendo che ci voleva aiuto oltre i volontari gia' ingaggiati, in breve arrivo quasi tutto il paese. Va detto pure che per salire su quella terrazza, non c'era scala, quindi bisognava arrampicarsi su una struttura fatiscente, e gia' salire su a quel livello era' la prova di essere in forma fisicamente. Era una gioia, di risate e scherzi, specialmente quando installammo quella giu' in paese da "Scarparello", poi un giorno mi mettero' a raccontare 3 lustri di radio, che sono tutti nel mio cervello, essendo stato presente dall'inizio fino alla chiusura nel mese di Novembre 1989 stesso mese in cui io partii dal paese, era il 7 Novembre poi a smantellarla ci penso' mio fratello Donato, comunque nel bene e nel male, nessuno e' stato piu' capace a far diffondere un segnale radio da Pallagorio.
Si trattava di semplice volontariato e quasi tutti i giovani negli anni 80 passarono dal microfono di radio Parsec. In sua memoria negli anni 90 abbiamo girato un cortometraggio che spero di diffondere sul canale di youtube di Pallagorio.
Ritornando alla foto, da come si puo vedere, tutti siamo allegri e contenti, tutti sapevano che quelle antenne avrebbero trasmesso l'autore o la musica preferita, erano i tempi in cui andavano i dischi di vinile e cassette e anche quelle stereo8, noi con quelle antenne eravamo avanzati all'epoca  ci tenevamo a diffondere un segnale stereo, grazie alla fissazione maniacale di Egidio Gangale che ora lavora con RTL a Milano, anche per me era importante avere un segnale pulito e caldo, anche se sapevamo che gli impianti stereo in paese si poteva contare sulle dita, tutti avevano radio mono audio, solo chi ci ascoltava dalla macchina poteva apprezzare i nostri sforzi.
I Pallagoresi per tradizione sono i primi in qualsiasi area, nell'ambito della provincia, allora Catanzaro, pero' basta un solo invidioso per creare problemi e distruggere l'operato o i sacrifici di altri. Mi spiego a quei tempi non era facile portare la radio e tantomeno operare da Pallagorio, quindi si creava un gruppo e tutti daccordo si portava avanti un discorso o un'idea, poi bastava uno di questi elementi, che per una qualsiasi cretinaggine, venisse tagliato fuori o lasciato da parte, ebbene quel'elemento bastava che dicesse" Ian bognig si dognin a ta" Stanno facendo a modo loro. E subito tre o quantro dei suoi amici lo seguivano allontanandosi dal gruppo che portava avanti l'idea. Quindi bisognava recluatre altri volontari.
Credo che questo meccanismo sia ancora valido, un meccanismo impiantato solo sull'invidia e gelosia. Purtroppo in quel tempo oltre alla misera pubblicita' che ricavavamo dai paesi limitrofi, ecco perche' puntavamo su un'antenna potente, in paese oltre a Nicola Spina che aveva un'attivita' di mobili, se fosse stato per il paese non c'era modo di andare avanti. Era difficile tenere i volontari al suo posto, tutti avevamo voglia di protagonismo, ma senza un ordine si rischiava di farci male legalmente, cosi appena uno scarozzava, veniva invitato a lasciare l'organizzazione dopo alcuni preavvisi.
A tal proposito ricordo un'episodio, eravamo con un'antenna alta un metro. pero' stava in cima sopra il fruttivendolo di Panebianco, diffronte al ex bar Astorino, io stavo cenando a casa e sentivo il programma serale di buon anima Franco Araco, faceva un Revival di musica anni 60, ebbene ad un certo punto parlava di padre Antonio, che lui era sempre un poliziotto che aveva tante mogli etc, mentre liberavo la mia gola dal pasto corsi in 5 minuti dove si trasmetteva e chiesi a Franco perche' diceva tutto questo, dopo una breve discussione egli capi, che non poteva parlare come voleva alla radio, insomma episodi che solo io conosco, e pochi ricorderanno. Come nel 1978, Antonio Torcasso che voleva visitare la radio o meglio la stanza in cui si trasmetteva lui era seduto al bar di sotto e chiedeva se poteva vedere, ma chi era di turno non voleva visite e disse no ad Toto', immaginate la sua ira" Ma cusch car ian cta giambrellet! Ma cusch ..... Chi cazzo sono questi pagliacci!.. Chi..... Insomma altro che episodi di Medico in Famiglia, noi avevamo Antenna in Famiglia, alcuni addirittura ci ascoltavano dentro la lavatrice, e noi andare e spiegare e vedere se veramente c'era disturbo, ecco la ragione anche perche' volevamo l'antenna fuori al paese, perche' oltre al raggio d'ascolto c'era la fissazione del disturbo giu in paese .
In tutti i modi voglio dedicare questo mio commento a due persone che sono nella foto e vivi nei miei ricordi, essi sono Franco Araco e Nicola Rosati entrambi scomparsi prematuramente, sicuramente ci aspettanno per issare un'antenna alta alta da la su'.
Eugenio Perri

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Foto di Emilia anno 2008
Wednesday, December 15, 2010
 
Per dovere di cronaca riportiamo quanto riceviamo senza nessun commento nostro, cioe' di Pallacom, lasciamo a voi lettori e visitatori del sito di giudicare o contestare o meglio ancora delucidarci in materia.

Dall'area Brevi Messaggi:

-Ieri don pietro ha annunciato la morte per un male incurabile del pittore
di crotone che ha restaurato la madonna del carmine, pace all'anima sua- Gufotriste

-Lui informa va bene, ma chiedergli specificatamente qualcosa mica l'ho
infilzato. Come disse qualcuno, La Madonna, non ha gradito l'ultimo
restauro, sapeste i raschiamenti che ha passato...-Zorro

-Lo sai che "+" La Vergine Santa, Gesù e tutti i Santi si nominano solo in
preghiera oppure come ha fatto io(inserendo e facendo il segno della
croce +) dopo aver fatto il medesimo?!- A. Carmela

-neanche a me piace la nuova immagine della madonna, è troppo sgargiante
,non c'è paragonecon il restauro precedente,ma ormai il danno è fatto,
basterebbe ammetterlo pubblicamente,la madonna non si vendica,perdona ho in manouna vecchia foto della madonna e confrontandola con quella che
c'è sul sito econ quella che ho scattato a campi l'anno scorso non si
puo non dire cheè stato eseguito uno scempio c'è stata troppo leggerezza- carmela p

-Ho ho una foto della Madonna in bianco e nero è bellissima la farò avere ad Eugenio! - A.Carmela

Invitiamo il Pallagorese Nicola Spezzano che ha effettuato il resturo precedente a quest'ultimo di delucidarci in materia, anche per entrare nei dettagli e saperne da uno esperto in meteria, infine sapere se lo stesso Spezzano e' stato interpellato dal comitato che ha deciso l'ultimo restauro, sapere i componenti di questo comitato, e invitarli a scrivere e farci capire ai nostri lettori che sono per la massima scontenti. Chiarire i fatti non costa nulla, anzi toglieremo ogni dubbio dovuto appunto all'ingnoranza di non sapere. Vi garantiamo che ogni e.mail che ci giungera' verra' pubblicata integralmente se l'autore  desidera che venga pubblicata. A questo appello sono chiamati tutii i Pallagoresi, e dire cosa pensano, scrivendo a questo indirizzo e.mail :Ecco cosa penso dell'ultimo restauro sulla Madonna.


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Volontari della cucina festa Zurlo ed Umberto

Saturday, May 16, 2009

Ieri facendo una passeggiata al monte Pomillo, ho incontrato un nostro compaesano che si chiama Antonio Anania, stava davanti al suo giardino cercando di organizzare alcuni lavori per il giorno seguente, ci ha ospitati nella sua singolare villa. Come gia’ ebbi modo di dire in occasioni precedenti, il Monte Pomillo e’ una risorsa immensa, non solo per le castagne o le ciliegge, ma per la sua posizione geografica ed orografica  la quale offre un bel panorama della Calabria Ionica. In alter parti d’Italia si attua l’agriturismo, cioe’ il turismo nelle fattorie invece da noi nel sud di questa maniera di attirare turisti neanche l’ombra. Anzi potremmo inventare “loroturismo” il turismo in villette di montagna. Le villette ormai stabilite potrebbero essere un’inizio cioe’ essere disponibili a turisti che pagherebbero il soggiorno, altre magari nascerebbero insieme a piccolo attivita’ di ristorazione e cosi man mano potremmo attivare questa risorsa per portare un po’ di ossigeno a quetsa economia martoriata del paese, che oltre gli stipendiati che lavorano con lo stato, tutti gli altri fanno fatica a tirare avanti. Come gia’ sapete il sito di Pallacom si pone questo obbiettivo e per di piu’ gratuitamente. Quindi se I signori che possiedono un’abitazione volessero metterla a disposizione di eventuali turisti naturalmente a pagamento, li preghiamo di farsi avanti, darci I  dettagli delle vostre case, il periodo disponibile da affittare e la pigione, infine una dettagliata descrizione della residenza con rispettive foto da pubblicare attraverso Pallacom. Anche attirando altri emigrati, come me che vengo dall’Australia, e dando delle possibilita’ di scelta di vivere al paese, questo di per se sarebbe un piccolo passo per far rimpopolare un paese di cui piu’ della meta delle case sono disabitate. E.P.


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CROTONE - Scuole, parcheggi, strade, case e opere pubbliche costruite con materiale di scarto industriale, rifiuti tossici e sostanze cancerogene. E' quanto emerge dall'operazione della polizia denominata 'Black Mountains' che ha portato al sequestro di ben 18 aree disseminate lungo tutto il territorio crotonese fino a Cutro e Isola Capo Rizzuto, aree ad alta densità mafiosa nell'entroterra. La procura della Repubblica di Crotone, coordinata dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, ha provveduto a sequestrare le strutture al centro dell'indagine. Sette persone sono state iscritte nel registro degli indagati, alcune delle quali per associazione a delinquere.

Almeno 350 mila tonnellate di materiali tossici sono state utilizzate per costruire, tra l'altro, tre cortili di altrettante scuole: l'elementare San Francesco e un istituto tecnico superiore, entrambi di Crotone, e una scuola elementare a Cutro. Arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio, sostanze tossiche speciali provenienti dagli scarti dell'industria "Pertusola" di Crotone che invece di essere smaltiti con le cautele di legge venivano impiegati in edilizia.

Il materiale avrebbe dovuto essere trattato in discariche specializzate ed invece sarebbe stato ceduto a imprese di costruzioni che lo hanno utilizzato in lavori edili riguardanti anche alloggi popolari, villette, una banchina portuale e strade.

Sette gli indagati, rappresentanti legali di ditte edili e funzionari dell'azienda sanitaria: Vincenzo Mano, legale rappresentante pro-tempore della Pertusola sud, che ha chiuso l'attività alla fine degli anni '90; Giovanni Ciampà, rappresentante legale delle imprese Ciampà; Paolo Girelli, rappresentante legale dell'impresa Bonatti; Alfredo Mungari, rappresentante legale della Costruzioni Leto e i tre funzionari dell'asl regionale: Domenico Colosimo, Francesco Ruscio e Domenico Curcio.

Il sequestro delle 18 aree è stato notificato al presidente della Provincia, Sergio Iritale, che ha diffuso una nota durissima. "La notizia - si legge - conferma, se pure ce n'era bisogno, la gravità eccezionale della situazione ambientale su larga parte del territorio provinciale e, in particolare, la responsabilità che, nel determinarsi di questa situazione, hanno avuto le politiche di aggressione al territorio e di rapina delle risorse per lunghi anni attuate dall'Eni attraverso le società controllate e le attività condotte nella provincia di Crotone".



La Bonatti Spa dal canto suo precisa che non è stata contestata l'associazione a delinquere, ma ipotesi di reato attinenti alla gestione dei rifiuti. "Precisiamo -scrive a Repubblica.it la società- che i materiali in argomento, la cui natura è in corso di acertamento, sono stati impiegati da terzi (imprese subappaltatrici) esclusivamente a scopo temporaneo".


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12 September, 2008


Notizie da Crotone,
Giorno 6 settembre è arrivata al porto di Crotone una nave da crociera “The world”,con un equipaggio di 250 persone addetti ai lavori, lunga 196 metri e larga 30, una stazza di 40 mila tonnellate e 165 appartamenti di lusso.
Il comune di Crotone per accogliere nel migliore dei modi i turisti ha concordato l’apertura straordinaria delle attività commerciali con un prolungamento dell’orario fino alle ore 22.00.
Il grande evento ha suscitato la curiosità di molte persone non solo della città ma anche dei paesi della provincia che si sono recate sul porto per ammirare la grandezza della nave.




Thursday, 4 September 2008 -Il comune di Crotone ha voluto ricordare un grande della musica italiana originario di Crotone Rino Gaetano, dedicandogli una statua a sua immaggine e somiglianza proprio vicino la casa dove dove lui è nato . Anche la piazzetta è stata chiamata come lui piazzetta Rino Gaetano (Giuseppe Perri)


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Domenico Medea

Sunday, March 8, 2009

Ciao Cari amici di Pallagorio.com,
vi scrivo dopo un po' di tempo e vi rinrazio per le utili cronache: il fatto che ci sia la benzina a Pallagorio è un buon segno per molti pallagoresi. Peccato che io vada a Metano, cosa che purtroppo ancora pochi fanno in italia (molti invece usano il GPL ma è un gas un po' più nobile ma va bene lo stesso): quindi nonostante la benzina mi tocchera lo stesso qualche sosta al metano a Strongoli Marina: tanto sarò di passaggio......
Da quanto si è capito sono un po' ambientalista, di quelli che amano fare le cose ma che pensano anche un po' al pianeta.
Per questo vorrei discutere alcune considerazioni date per assodate dal papabile-VIP Anonimo, che ha lasciato una opinione pochi giorni or sono. Opinione dal titolo "Marionette" in cui si parla di nucleare e di politica locale che purtroppo io non conosco quindi nulla posso dire a parte i toni (che non sono troppo gentili) e l'anonimato (che non è mai carino).

Sul nucleare mi permetto di far notare che in Italia il nucleare è stato bocciato non da pochi famigerati ambientalisti, ma da un referendum in cui votarono la metà più uno della popolazione, sennò i referendum non valgono; e questa non è poca cosa. Comunque l'Italia ha un deficit energetico che basterebbero per risollevarlo due cose molto più semplici, veloci, meno costose e con più manodopera da impigare:
1) tappare i buchi, come proposto da Maurizio Pallante uno scienziato, già consulente del Ministero dell'Ambiente, che ha dimostrato che l'italia perde più del 20% dell'energia prodotta, il doppio di un paese medio industrializzato (il triplo dell'Australia!). Se anche noi tappassimo i buchi arrivando ad una perdita di sistema del 10/15% come gli altri Paesi, spenderemo molto meno ed è come se costruissimo due centrali nucleare!!!!!!
2) il solare: se l'italia usasse il solare quanto la Germania o la Spagna (che lo sta facendo usando un nostro progetto!!!!)
sarebbe come costrire una centrale nucleare spendendo la metà della metà con effetti immediati (le centrali nucleari hanno tempi lunghissimi di progettazione e costruzione, senza parlare dello smaltimento....). Per avere una idea l'Enel sta costruendo una centrale solare (una sola) di 50megaw in Sicilia, la prima in Italia per dimensioni: questo mentre in Spagna esiste già una di 250 e in Usa ne stanno facendo una di 500MW.

Quindi la Tesi che Berlusconi/Tremonti stiano operando bene su questo settore è abbastanza buffa. A supporto della mia opinione cito due opinini di organismi europei (quindi "indipendenti" dalla politica italina) che hanno commentato negativamente la notizia del possibile ritorno al nucleare del Governo Italiano: una di Greenpeace -associaione  ambientalista, diciamo di sinistra- una dell'Indipendent -giornale conservatore diciamo di destra-:

Greenpeace,  mette l'accento sul fatto che l'accordo nuclere Italia-francia è "a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l'industria nucleare francese in crisi", ma ''non offre all'Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica - tecnologia e combustibile arrivano dall'estero - ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine''. L'accordo firmato è "pericoloso e miope": "Tutti gli studi internazionali - afferma l'organizzazione - mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza''.

Independent. In caso di incidente, le centrali nucleari di nuova generazione sono più pericolose dei vecchi impianti che dovrebbero sostituire. Il quotidiano britannico cita alcuni documenti di natura industriale che provengono anche dalla azienda francese Edf, la stessa che ha appena sottoscritto un accordo con Enel. Studi che segnalano che il rischio di incidenti con queste nuove tecnologie è sì più basso, ma, nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato. Tra i documenti esaminati, "ce n'è uno secondo cui le perdite umane stimate potrebbero essere doppie".
"Finora questo tipo di centrali è stato generalmente considerato meno pericoloso di quelli attualmente in funzione perché dotato di maggiori misure di sicurezza e in grado di produrre meno scorie - argomenta il quotidiano - ma le informazioni contenute nei documenti da noi consultati dimostrano che in effetti producono una quantità di isotopi radiattivi di gran lunga maggiore tra quelli definiti tecnicamente 'frazioni di rilascio immediato', proprio perché fuoriescono facilmente dopo un incidente".

Comunque sia: benvenuta la benzina, ma il nucleare senza prima tapparele perdite e il solare, è una spesa irresponsabile di qualsiasi Governo che abbia un progetto energetico. Ogni tanto pensiamo al nostro Rino Gaetano che 30anni fa cantava:

"Spendi spandi spandi spendi effendi
spendi spandi spandi spendi effendi........
Essence benzina o gasolina
soltanto un litro e in cambio ti do Cristina
se vuoi la chiudo pure in monastero
ma dammi un litro di oro nero......
Ti sei fatto il palazzo sul jumbo
noi invece corriamo sempre appresso all’ambo.
Ambo terno tombola cinquina
se vinco mi danno un litro di benzina.
Spendi spandi spandi spendi effendi
spendi spandi spandi spendi effendi
Spider coupé gittì alfetta
a duecento c’è sempre una donna che t’aspetta
sdraiata sul cofano all’autosalone
e ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione
non più a gas ma a cherosene
il riscaldamento centralizzato più ti scalda e più conviene
niente più carbone mai più metano
pace prosperità e lunga vita al sultano.
Spendi spandi spandi spendi effendi
spendi spandi spandi spendi effendi"

domenico


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Documenti fatti pervenire da Franco Astorino

30 May, 2008


PROGETTO PER LA SISTEMAZIONE DEL SAGRATO E DELLE FACCIATE DELLA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE RELAZIONE PROGRAMMATICA STORICO-ARTISTICA LAVORI DI RESTAURO


 


 


 


1. Premessa.


II progetto allegato alla presente relazione riguarda il restauro della facciata


principale, di quelle laterali e del sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine


ubicata nell'omonimo piazzale del Comune di Pallagorio.


Oggetto di studio saranno, pertanto, l'involucro murario degradato e, nella


fattispecie, gli intonaci esterni ed il sagrato. C'è da dire che l'intero "manufatto


esistente" necessita di uno studio globale che comprenda anche la torre campanaria e la


sagrestia, ma l'esiguità delle somme a disposizione per effettuare i lavori sono talmente


minime che non lo consentono. Si tratterà, pertanto, di effettuare un intervento di


restauro manutentivo sulle murature esterne che sono più esposte, nel tempo, a


fenomeni di degrado.


2. Cronistoria del manufatto.


La chiesa della Madonna del Carmine non nacque come un oggetto edilizio


idealmente concepito nella sua interezza. La sua costruzione, per come si evince dal


rilievo e dalle scarse notizie reperite (manca una documentazione certa), è avvenuta in


varie fasi che hanno visto succedersi nel tempo ampliamenti, aggiunte e interventi di


manutenzione. Questa che di seguito si descrive è la sua storia costruttiva.


Si narra, ma questo dovrebbe essere un luogo comune in quanto interessa altre


realtà del circondario territoriale, che la statua lignea della Madonna del Carmine, oggi


conservata nella omonima chiesa, doveva essere trasportata dal suo luogo di fattura,


ancora oggi sconosciuto, nella zona di Sant'Anna nei pressi di Isola Capo Rizzuto. I1


mezzo di trasporto era un carro trainato da buoi ma questi, giunti nel luogo ove oggi è


ubicata la chiesa, fermarono il loro cammino e malgrado le insistenze, non vollero


proseguire in avanti. Si pensò, allora, che una volontà suprema voleva che la statua


restasse li e li fosse venerata ed adorata. Ciò accadde intorno al 1700 e fu allora che si


costruì la cappella originaria: altro non era che un ricovero della stessa statua avente


dimensioni esterne di circa metri 5,70x2,50 per un'altezza di metri 4,50.


La venerazione era forte e molto sentita verso questa statua e fu allora, precisamente tra il 1700-1 750, che il popolo di Pallagorio mise mano per il 1° ampliamento e sopraelevazione, si


ottenne così una struttura a pianta quadrata avente lato di metri 5,70 per una altezza di


circa metri 8,00. Ma questa Madonna era talmente venerata che i suoi figli devoti


vollero costruire una vera e propria chiesa. Fu intorno al 1800-1850 che si diede corso


alla costruzione del 2° ampliamento. Esso era costituito da una unica navata a pianta


rettangolare delle dimensioni di circa metri 17,50x11,00 con struttura in muratura di


pietra non squadrata. Durante questo secondo ampliamento, precisamente nel 1859, fu


edificata anche la parte bassa dell'altare centrale al di sotto del quale vi è uno stucco a


mo' di cuore o di scudo sul quale era incisa la data di costruzione: 1859. Non si hanno


notizie, invece, circa la data sulla costruzione dei due altari laterali. Fu intorno al 1870


che si costruì il romitorio, anche esso in muratura di pietra ma non di ottima fattura in


quanto venne a crollare negli anni 1965-1 966. Qui vi abitarono gli eremiti di turno che


custodivano la chiesa e suonavano le campane.


Un terzo ampliamento ed una sopraelevazione furono realizzati negli anni tra il 1880-


1900. In pratica con tale intervento si è definito l'intero impianto volumetrico oggi


esistente ed ha interessato la parte anteriore con un prolungamento di metri 6 della


struttura e con la definizione della facciata principale. Si sono tamponate le precedenti


aperture (porte e finestre) e si è sopraelevata l'intera struttura di circa metri 1,50. Le


vecchie finestre ad arco furono sostituite da quelle oggi esistenti che richiamano uno


stile gotico con archi a sesto acuto. Si definì completamente il portale e si costruì il


presbiterio con il completamento della parte alta dell'altare centrale. Nella sua interezza


l'altare centrale, che risulta bello ed imponente, è così configurato: la parte bassa è


sormontata dal tabernacolo Eucaristico che a sua volta è sormontato dalla nicchia dove t


conservata la statua lignea della Madonna, al di sopra di tutto vi è Dio che si erge su una


nuvola e sulla mano destra sostiene il mondo. Fu in questa fase che si iniziò a porre le


basi per la costruzione della torre campanaria per essere completata intorno il 1907,


anno di posa delle campane. La base della torre e per tutta l'altezza della chiesa è


realizzata in muratura di pietra e fu edificata tra il 1850-1900, mentre il campanile


(molto somigliante a quello che si trova ne1 palazzo della Signoria a Firenze) è


realizzato in mattoni pieni cotti nel luogo e fu realizzato tra il 1900-1907. Il campanile


era ed è l'opera simbolica di questa piccola comunità li in alto vi era collocato un bel


orologio, ma le condizioni statiche dello stesso campanile consigliarono di levarlo in


quanto il continuo rintocco avrebbe provocato seri problemi all'intera struttura. Tale


opera, nel tempo, subì anche una non felice ma utile opera di consolidamento: fu


ingabbiata, ed è tuttora visibile, con una struttura in profilati di ferro per far si che le


lesioni, nel tempo, fossero più contenute.


Contemporaneamente al 3° ampliamento fu edificato anche il sagrato che aveva forma


circolare ed era cinto con elementi di pietra locale; nel 1967, però, si pose mano e si


ricopri tutto con un manto di calcestruzzo per come oggi lo vediamo.


Alla fine degli anni '50, in considerazione del fatto che alla sinistra della navata vi era


uno spazio libero, si pensò di realizzare un ulteriore ampliamento e di fatti si


edificarono due muri in pietra per una altezza di circa 4 metri. Tale opera rimase


incompiuta ed i due muri sono lì a testimoniarlo. Nello stesso periodo fu intonacata la


facciata principale: essa originariamente era bugnata a listoni orizzontali in muratura


con finitura, superiore ed inferiore della bugna, a mattoni; oggi è conservata la


bugnatura a listoni ma l'intonacatura ha coperto il tutto esistente compreso il portale, le


cornici e quanto altro vi era di pregiato dal punto di vista storico ed architettonico.


3. I1 progetto.


Come già detto in premessa l'oggetto di studio di tale intervento sono gli


intonaci esterni ed il sagrato, elementi sui quali si intende intervenire in considerazione


ed in funzione della disponibilità economica a disposizione.


E' necessario a questo punto precisare che la struttura in questione non è interessata da


fenomeni o segni di dissesto in quanto, da una attenta diagnosi effettuata sul sito, non si


sono riscontrate lesioni né del tipo diffuso né del tipo concentrato. Ciò sta ad indicare


anche che non vi sono stati, nel tempo, fenomeni di cedimento del terreno che potessero


pregiudicare la stabilità delle fondazioni e di conseguenza dell'intera struttura muraria


in elevazione.


Un discorso a parte merita la torre campanaria la quale, invece, è interessata da lesioni


che meritano un attento studio di diagnosi strutturale onde porre in atto un preciso


intervento di consolidamento statico e di restauro.


Detto ciò si può passare alla disamina degli interventi.


 


Enzo Iovine

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04 May, 2008


 


Don Sergio

 

Di ritorno da Genova ho pensato di allungare un tantino e spendere qualche ora con un amico così ho telefonato all’abbazia dei cistercensi di Tiglieto, ci siamo accordati per quanto riguarda gli orari delle visite, mi sono fatto spiegare la strada e sono partito.

Sembrava di non arrivare mai. Dopo un breve tratto di autostrada ed una decina di chilometri in una strada provinciale molto panoramica ho letto per la prima volta il cartello stradale con l’indicazione per Tiglieto. Da questo punto in poi la strada era una salita infinita tra innumerevoli curve come quando dalle nostre parti andiamo in Sila passando per il bivio di Campana.

Dopo aver parcheggiato bisogna percorrere un breve tratto a piedi per raggiungere l’abbazia che è un’oasi nel bosco circondata da castani e tigli.

L’ho trovato che passeggiava nel chiostro in mia attesa e l’ho riconosciuto da lontano per via della sua camminata.

Don Sergio Spezzano.

Larzoti

Ci siamo salutati affettuosamente ed abbiamo trascorso quasi due ore a chiacchierare come non succedeva da anni. Mentre visitavamo i locali aperti al pubblico mi ha spiegato che la comunità in cui si trova è gestita da quattro monaci (tra cui lui) e che sono più o meno autonomi. Hanno dei terreni che coltivano o fanno coltivare e col raccolto producono marmellate, liquori, olio, saponi, miele, etc.

Mentre raccontava mi veniva da ridere perché conosco il suo rapporto con le cose che richiedono manualità (a stento riesce a sbucciare una mela) e cercavo di immaginarlo a  spremere arance o raccogliere castagne ma lui deve aver capito perché fissandomi e ridendo a sua volta mi ha precisato <è chiaro che io ho solo attaccato le etichette>.

Poi abbiamo ricordato nostri episodi del passato e chiacchierato spaziando da un argomento all’altro nella pace di quel bosco. Abbiamo parlato anche di pallagorio.com e mi ha spiegato che ha difficoltà a visitare il sito ma ha chiesto di mandare i suoi saluti a tutti quelli che lo frequentano. C’erano altre persone oltre a me, per lo più turisti in visita all’abbazia del 1200 o venuti per comprare i prodotti biologici che i monaci producono.  Lui mi è sembrato contento ed entusiasta della vita che ha scelto ed io ho preferito non fare domande sul perché di questa scelta. Siamo stati bene insieme, tutto qui.

Io però avevo ancora un po’ di strada da percorrere ed abbiamo ritenuto opportuno salutarci. Quando  gli ho promesso che sarei tornato a trovarlo ho avuto ancora una volta la sensazione che Don Sergio fosse contento, anche di rivedere un amico.


 in seguito  manderò due foto che ho scattato con lui.

bye  Enzo Iovine


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22 March, 2008


Il nostro corrispondente da Prato ci ha inviato questo servizio:


 


Tutto in rima


UNA BELLA SERATA CON MANGIATA E SERENATA A CASA DI SCERBA A QUARRATA


Grazie al sito di Pallagorio.com che ci ha dato l’opportunità di incontrarci e di tenerci in contatto via web, sabato 8 marzo 2008 abbiamo organizzato una bella mangiata a Quarrata a casa di Francesco Masci (scerbino grande quello che suona la fisarmonica).

Eravamo circa una trentina di persone con a capo tutti i scerbino: Francesco, Leonardo, Micarello e Peppino, tutti con al seguito rispettive mogli e figlioli/e.


Da Verona si è unito all’allegra compagnia Franco Astorino (medcu i vugau i sceut) e da Milano ci ha raggiunto Enzo Iovine (postino). Presente anche Giuvanuzzi i Dantinit da Lucca, Mario Gangale (mbeluchia piccolo) da Firenze e Rita Brasacchio.


Prima di sederci a Tavola siamo andati tutti insieme a visitare il bellissimo negozio di Caterina Masci consulente di bellezza in cui lavorano le figliole e la moglie di Francesco, Parise Carmela, situato nella piazza centrale di Casalguidi (Pistoia).


Poi con Leonardo siamo andati a trovare le capre e prima di governarle lui e Francesco ci hanno fatto vedere come si pascolano utilizzando il classico linguaggio dei pastori. E così fra un “Ajà” e un “Virinèè ‘zza” e altri versi simili abbiamo cominciato a ridere e ovviamente ad assaggiare il buon vino “Scerba Doc” prodotto da Francesco.


Al rientro, nella spaziosa corte di casa Scerba, abbiamo assistito ad una breve esibizione dei du.du.à (Francesco, Peppe, Postino e Mbeluchia) che hanno approfittato di questo incontro per ultimare la registrazione del loro disco in uscita nei prossimi mesi


La cena è iniziata con l’ottimo affettato (capicollo e spek) fatto in casa da Carmela (moglie di Francesco) e le buonissime tartine miste preparate da Caterina (moglie di Leonardo) Eleonora (moglie di Peppino) e Rita Brasacchio. Poi è stata la volta della buonissima pasta piena preparata da Barbara “a romana” (moglie di Micarello) e poi l’arrosto di costarizzo, sazizzo e bistecchine di maiale cotto a puntino sulla brace da Micarello. Infine i buonissimi dolci (torta della nonna e cornetti ripieni al cioccolato e marmellata) preparati da mia moglie Ornella.

Ma sul più bello le donne, che si erano sistemate su un tavolo a parte in cucina e che evidentemente stavano “bufando” da un bel po’ di tempo perché nessuno di noi “scigherati” si era ricordato di portargli la mimosa e di fargli gli auguri per l’8 Marzo, si sono ribellate.


Guidate da “capu i maghu senzit” impersonato per l’occasione da Franca Rocca (prima cugina dei scerbino) si no vendicate sfidandoci a suon di rime e tutte in coro ci hanno urlato: “Il brindisi un vu ce lo fate; le mimose un vu ce le date… e stasera un vu la beccate; ma se in cinese ce la chiedete… con le bacchette forse la toccherete; e se una rima non farete tutti i piatti laverete”.


Minchia, io mi sono incazzato come una jena, anche perché nei giorni precedenti l’8 Marzo più volte avevo chiesto a Francesco e Leonardo di procurarmi due alberelli di mimosa ma loro se ne erano dimenticati. E perciò dopo aver invocato a gran voce e in albanese una penna e un pezzo di carta, ecco cosa abbiamo risposto: “Ci avete provocato dicendo che non l’avremmo provato? Noi allora ci vendichiamo e stasera state tranquille che non ve la chiediamo. Noi siamo uomini vogliosi e siamo orgogliosi, anzi siamo uomini d’onore e quindi stasera andiamo a putore. E se dobbiamo dirla tutta ci accontentiamo anche di una brutta. Per un ramo di mimosa dobbiamo perdere la sposa? Allora se la mettete così non lo proverete fino a lunedì. Se poi l’accusa vorrete ritirare forse stasera vi possiamo anche rifriscare. In ogni caso abbiamo risposto con la rima ai vostri ricatti… e perciò adesso fricateve e lavate i piatti”.


Fulminante la loro replica: “E se a putore voi andrete… a giro con le tette di fuori ci troverete. Se a voi vi piace quella brutta… siete arrivati proprio alla frutta. Se la mimosa non avremo… con uno più bello noi andremo! Siamo donne determinate e anche lunedì ve la scordate. Ma se ci ripensate… l’accusa ritirate e vi volete rinfrescare… da martedì potete passare. Ancora una volta noi donne abbiamo iniziato… ma ancora il traguardo non avete conquistato. Noi i piatti li laviamo… ma con la nostra idea rimaniamo. E tutte insieme vi diciamo… tanto non ve la diamo”.


A questo punto si rischiava lo scontro aperto e allora noi, furbi, abbiamo giocato di fioretto rispondendogli così: “Guagliò se la cosa così va avanti ci rimettiamo tutti quanti. Questa risposta ve la scriviamo col cuore e per leggervela scende in campo il professore. Avete dimostrato molta grinta e per questo noi ve la diamo vinta (anzi gratis). Ogni nostra sposa merita molto di più che un ramo di mimosa. Facciamo pace e godiamoci sta bella serata con questa grande serenata a voi tutte dedicata”.


A questo punto, eravamo forse alla 13a bottiglia di vino, è partita la bellissima musica dei Duduà che ci ha accompagnato per tutto il resto della serata. Ad un certo punto, coi fumi dell’alcool ormai all’apice, Giuvanuzzo Dantino si è lanciato in una esilarante versione della canzone di Otello Profazio intitolata “U Ciucciu” che ci ha fatto letteralmente piegare dalle risate.


Insomma abbiamo trascorso una serata davvero indimenticabile.


Servizio scritto e fotografico di Franco Panzarella.


Franco Panzarella

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17 February, 2008


 


 


Inchiesta “Why Not”


indagati prodi, mastella, loiero, cesa, gozi


il governatore della calabria accusato di corruzione semplice e corruzione elettorale


Nonostante i ripetuti tentativi messi in atto da Prodi e Mastella (iscritti nel registro degli indagati rispettivamente il 13 luglio e il 17 ottobre 2007) per insabbiare le indagini, l’inchiesta “Why Not”, avviata dall’ex Pm Luigi De Magistris il 23 giugno 2007 per fare luce sull'inquietante intreccio politico-mafioso-massonico-imprenditoriale che da almeno 4 anni (2004/2007) si spartisce la montagna di finanziamenti pubblici stanziati dallo Stato e dalla Comunità europea per favorire lo sviluppo della Calabria, continua a mietere vittime “eccellenti”


Il 7 febbraio è stata la volta del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, che è stato raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione semplice e corruzione elettorale, emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Insieme alla notifica sono state effettuate anche una serie di perquisizioni in case e uffici di proprietà del governatore e di altri indagati, in 16 società e presso la sede del Comitato per Agazio Loiero presidente.


Nel provvedimento emesso dalla Procura generale, tra le altre cose, si fa riferimento a un versamento di 100mila euro effettuato in due tranche uguali durante la campagna elettorale per le regionali del 2005 da parte degli imprenditori Antonio Saladino e Tonino Gatto (titolare di numerosi centri commerciali) a favore di Loiero che, in cambio, avrebbe favorito società vicine ai due. “A tal fine – scrivono i Pm - Saladino stringe alleanza con Antonio Gatto, imprenditore di grande forza economica e titolare di numerosi centri commerciali Despar. I due versano, per l’onorevole Loiero, la somma di euro 100.000. In più, ulteriore impegno da parte del Saladino è quello di assumere in attività lavorative soggetti segnalati dall’onorevole Loiero”.


Altri 31.700 euro Saladino li dà (nel 2004) a una società riferibile a De Grano, “sotto forma di attività professionale mai prestata”.


In cambio dei suoi lauti favori Francesco De Grano viene nominato dirigente degli Affari internazionali presso la Regione Calabria e da quella poltrona partecipa a tutte le riunioni per definire quali strumenti utilizzare per far arrivare a Saladino “fondi pubblici”. E suggerisce a tal fine perfino la costituzione di una Fondazione che, con spavalderia: “A chi chiedeva chiarimenti, rispondeva ‘Ma non hai ancora capito che questa fondazione ci serve per veicolare fondi?’”. La fondazione si chiamerà “Need Ricerca srl”.


Dopo l’uscita di scena di De Magistris l’inchiesta è stata affidata a tre nuovi Pm: Domenico De Lorenzo, Pierpaolo Bruni e Alfredo Garbati che, proprio sulla base delle carte di “Why Not” avocata al Pm napoletano, hanno aperto un nuovo filone di indagine che vede al centro del malaffare gli stessi indagati di De Magistris con alcuni nomi eccellenti che ritornano e altri nuovi che spuntano a sorpresa. Su tutti spicca ancora Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria, che è il perno intorno al quale ruota tutto mercimonio: non a caso sono state perquisite le sedi di Obiettivo Lavoro di Cosenza, Lamezia e Crotone (di cui Saladino è stato per anni responsabile) e Need di Lamezia Terme, di cui è ancora il referente.


 


Franco Panzarella

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Il suo nome emerge nell'inchiesta “Why Not” insieme a quello di un altro indagato raggiunto anch’egli da un nuovo avviso di garanzia e perquisizioni: Francesco De Grano, direttore generale del Dipartimento attività produttive della Regione. De Grano sarebbe – secondo le nuove accuse – una delle porte girevoli intorno alle quali orientare le risorse pubbliche a favore dei soliti noti: le società costituite da Saladino o comunque nella sfera della Compagnia delle Opere. Non va dimenticato che De Grano è fratello di Mariella De Grano, anch'essa indagata, e moglie di Pietro Macrì.


Quest'ultimo – secondo il Pm De Magistris – quale amministratore delegato della società Met sviluppo ricevette dalla società “Why Not” riconducibile a Saladino 250mila euro per un programma informatico denominato “Navision” ma inservibile. Fondi che poi servirono per lo sviluppo del sito web “Laboratorio democratico europeo”, il cui presidente, l'onorevole Sandro Gozi (PD) è “persona molto vicina” a De Grano, Macrì e soprattutto all'ex presidente del Consiglio Romano Prodi fin dai tempi della presidenza della commissione Ue. Per questo Anche gli uffici di Macrì sono stati perquisiti e nei confronti di Gozi è stato emesso un nuovo decreto di perquisizione e sequestro. Anche perché dagli atti dell’inchiesta emerge che Saladino incontrava regolarmente gli emissari di Romano Prodi: Sandro Gozi e soprattutto Piero Scalpellini: l’uomo che cura gli affari e i contatti a San Marino dove ha sede l’omonima loggia massonica già coinvolta nello scandalo, amico di vecchia data di Prodi e cofondatore di Nomisma.


Altro nome che compare spesso nelle carte dell’inchiesta – ma mai come indagato – è quello di Tonino Gatto, uomo vicinissimo a Loiero e alla Compagnia delle Opere ma – soprattutto – presidente della catena di supermercati Despar e, secondo indiscrezioni, interessato all'acquisto dei centri Carrefour al Sud in caso di dismissioni da parte del gruppo francese.


 Tra i nuovi indagati figura per la prima volta anche Eugenio Ripete capo struttura del gabinetto di Loiero in Regione e da questi nominato presidente della Sacal (la società che gestisce l'aeroporto di Lamezia Terme e i cui uffici sono stati perquisiti) nel giugno 2007.


Secondo i Pm Antonio Saladino: “Ha anche strumentalizzato il credo cattolico delle persone del suo apparato. Nella sua comunità riesce a imporre la propria strumentale interpretazione e applicazione dei canoni della religione cattolica che piega ai suoi obiettivi, leciti o illeciti che siano. A un certo punto è esplicito nella ricerca di ‘affari’, cioé di ‘fare soldi’”.

Nella sua comunità, ricordano i Pm, si arriva a dire che “se avesse saputo dei comportamenti del Saladino, don Giussani si sarebbe rivoltato nella tomba”.


Tra le nuove “acquisizioni” della procura generale (ci sono almeno una decina di gole profonde della Compagnia delle opere e della politica calabrese) che accusano: “In forza del suo ‘sistema’, Saladino scende in campo apertamente, contrariaramente alla tradizione della Compagnia delle Opere, nelle competizioni elettorali regionali e politiche del 2005 e del 2006, sostenendo l’onorevole Prodi e il candidato governatore Loiero. Tale condotta non è dovuta a un’opzione ideologica ma a intenti esclusivamente opportunistici”. Prodi come al solito ha smentito il “sostegno in campagna elettorale” ma è stato costretto ad ammettere di aver avuto contatti con Saladino sia pure “occasionali”.


Dopo questa nuova raffica di avvisi di garanzia, “Why Not” conta ora una quarantina di indagati fra cui spiccano, oltre a Prodi e Mastella, anche Loiero, Gozi e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa.


Corrispondente Franco Panzarella.


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